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May 10 SANREMO - Hanno grandi sorrisi ed occhi increduli Luca e Diego, i Sonohra per il grande pubblico. Questa è l’immagine che mi rimane di loro: nel backstage, pochi secondi prima dell’annuncio ufficiale della loro vittoria da parte di Pippo Baudo, il loro produttore li abbraccia forte mentre gli dice “abbiamo vinto!”. E loro, quasi storditi da questa emozione, si avvicinano alla porta che li separa dal palcoscenico e li trasformerà in un attimo nei vincitori della categoria giovani della 58° edizione del Festival di Sanremo. Cronaca di un trionfo annunciato, ci verrebbe da dire, visto che, dopo la loro prima esibizione sul palco del Teatro Ariston, la frase “sei la terra di mezzo dove ho lasciato il mio cuore“, contenuta nella loro canzone, è rimbalzata via sms sui cellulari di tutti gli adolescenti italiani. Eppure la loro vittoria non è stata così semplice. Quest’anno i giovani esordienti al Festival erano tutti di altissimo livello e la gara è stata durissima.I fratelli veronesi Luca e Diego Fainello, 26 e 21 anni, di gavetta ne hanno fatta tanta: negli ultimi dieci anni si sono esibiti nei pub e nei locali affrontando il pubblico da vicino. Grandi appassionati di musica anni ‘60 e ‘70, del blues anni ‘50 e di certe sonorità anni ‘80, il duo scaligero proponeva, oltre ai brani scritti da loro, cover di B.B. King, Dire Straits e Blues Brothers passando per Brian Adams e Bon Jovi. Un repertorio mica da ridere. Un mix di sonorità che ritroviamo negli 11 brani contenuti nel loro primo album “Liberi da sempre” dove trovano spazio rock ballads come “L’amore“, le chitarre distorte di “Love show” ma anche il sound vintage di “5000 minimani” che rimanda chiaramente al sound Beatlesiano di “Sgt. Pepper’s Lonely Heart’s Club Band“.

Incontriamo Luca e Diego a Sanremo, in riva al mare, due giorni dopo la loro vittoria e la nostra chiacchierata scorre piacevole tra una piatto di spaghetti con le vongole e un bicchiere di vino.
Iniziamo con la domanda più ovvia: perché Sonohra?
(Luca) Sonohra ha vari significati. Nel nostro dialetto stretto, ad esempio, vuol dire “suono-ora, suono adesso”. Poi si riferisce anche al deserto che si trova tra gli Stati Uniti e il Messico: questo perché il deserto ci da un’idea di libertà, la stessa libertà che abbiamo riscontrato nella musica, negli arrangiamenti e nei testi pur avendo una grande major alle spalle che ha lavorato veramente bene. Quindi questo nome, oltre che piacerci foneticamente, lo abbiamo scelto perchè rende al meglio l’idea della nostra libertà musicale.
Piero Chiambretti vi ha definiti scherzosamente “Paola & Chiara”, gli “Elii” al Dopofestival giocavano con la lettera H nel vostro nome… Vi siete divertiti o ci siete rimasti un po’ male?
(Luca) Ci siamo divertiti tantissimo! Queste son le cose belle del Festival. Perché alla fine sono quelle parodie scherzose che servono anche per farci conoscere al grande pubblico. In fondo è la regola: nel bene o nel male bisogna sempre che se ne parli… Poi, figuriamoci, se vengono da personaggi come Elio o Chiambretti meglio ancora!
Mentre vi comunicavano la vittoria ero a pochi metri da voi… cosa avete provato? Vi ricordate qualcosa di quel momento?
(Luca) E’ difficilissimo ricordare quegli attimi. L’emozione è stata talmente forte che non ci rendevamo conto, e, forse, non ce ne rendiamo davvero conto nemmeno ora. Tra l’altro noi non pensavamo nemmeno di vincere perché, per la giuria di qualità, eravamo sesti e quindi difficilmente saremmo stati sul podio. Eravamo nella green room (la sala dal pavimento verde dove passano gli artisti prima e dopo l’esibizione Ndr) addormentati… Eravamo talmente tranquilli che quando siamo andati nel retro palco non ci eravamo portati nemmeno le chitarre. Pensavamo di essere lì a fare un “giretto” ed eravamo pronti ad andare al ristorante subito dopo.
(Diego) Io credevo che fosse uno scherzo perché la cosa era davvero inaspettata e invece con il passare dei secondi tutto iniziava a diventare reale ed è stata una gioia immensa. Abbiamo festeggiato e ringraziato il nostro produttore, che ci ha abbracciati, e che è stata una delle persone che ci è stato più vicino.
(Luca) Cominciamo forse oggi a rendercene conto… abbiamo dormito molto poco perché la felicità e l’agitazione era molta…
Voi suonavate moltissimo nei locali e nei pub: quella lì, che emozione era? E come vi siete trovati invece sul palco di Sanremo?
(Luca) Due mondi completamente diversi: nel club hai il pubblico vicinissimo, a stretto contatto. L’emozione che invece sprigiona il palco dell’Ariston è veramente qualcosa di enorme. I primi giorni in cui eravamo a Sanremo si respirava l’aria del Festival e non eravamo abituati a questo assalto dei media, dei fotografi, dei giornalisti. Eravamo veramente a disagio, poi pian piano siamo entrati nell’atmosfera. Il salto dal club al palco dell’Ariston, comunque, è stato forte perché, ripeto sono due mondi completamente diversi…
Voi venite da una famiglia di artisti e musicisti: il nonno violinista, il papà fotografo e la mamma cantante. Quanto ha influito la vostra famiglia sul vostro percorso artistico?
(Luca) Ha influito relativamente, nel senso che i nostri genitori non ci hanno mai ostacolato in questo mestiere, che se vogliamo, è un mestiere rischioso perché quando un ragazzo di 20 anni decide di fare il musicista, effettivamente, va incontro ad un’incognita. Però loro ci hanno sempre incoraggiato in questo nostro percorso e pure essendo degli ex musicisti non ci hanno mai obbligato a suonare nessuno strumento. È stata una cosa partita esclusivamente da noi e poi loro ci hanno, ovviamente, sostenuto e ci hanno spinto a credere in questa strada e in questo mestiere.
Mi raccontate la storia che c’è dietro la canzone con cui avete vinto il festival?
(Diego) La canzone è nata l’estate scorsa tornando da un concerto fatto su un lago di Garda. Alle 2 di notte ero sul mio letto, prendo la chitarra e comincio a suonare gli accordi: di solito quando un musicista scrive una canzone, per tenerla a mente, la registra, anche con un registratore scadente ma in quel momento non ce l’avevo con me e a quell’ora dormivano tutti e non potevo svegliarli, così ho telefonato a mia mamma, ho aspettato che scattasse la segreteria telefonica e l’ho cantata al telefono. Così è rimasto il messaggio registrato della canzone…
(Luca) La ragazza a cui è dedicata questa canzone non sa niente: non sa che siamo qui e tantomeno che abbiamo vinto. Io ho conosciuto questa ragazza inglese suonando in un pub: lei veniva a sentirci tutte le sere e proprio l’ultima sera c’è stata l’occasione di bere qualcosa insieme. Si è trattato di poche ore perché lei doveva partire. In queste poche ore, però, abbiamo capito che poteva esserci qualcosa in più. Purtroppo viviamo in due paesi diversi e la storia non poteva andare avanti… Abbiamo deciso di unire la musica scritta da Diego a questa storia. Spesso si dice che le canzoni d’amore possono essere un po’ scontate ma su una ballad pop-rock come questa non si poteva certo parlare di politica o di problemi sociali. Abbiamo voluto parlare d’amore a modo nostro. Anche perché più o meno musica e testo sono nate in simbiosi…
Come immagino le altre vostre canzoni…
(Luca) Esatto. Diciamo che è un po’ la musica che “sceglie” l’argomento, perché quando senti una melodia la tua mente ti porta a pensare a qualcosa di specifico ed è così che si sposano. Non è mai una cosa separata: è sempre una sorta di simbiosi. Vanno di pari passo.
Sul vostro cd c’è una canzone intitolata “5000 minimani” dedicata ai Beatles ed alla parte un po’ sgradevole del successo…
(Luca) Questa canzone, se vogliamo, è un po’ una parodia, un remake degli anni ‘60 sia per quanto riguarda l’aspetto musicale che concettuale. È stata arrangiata come un pezzo dei Beatles, con le stesse sonorità, con macchinari analogici come si faceva in quegli anni. Poi si sa quelli sono stati gli anni delle groupies, in cui c’erano i veri grandi movimenti delle fan. Noi abbiamo provato ad immedesimarci anche se a noi non è mai capitato. Certo, qui a Sanremo ci siamo trovati in alcune situazioni molto divertenti, ma qui è tutto enfatizzato e amplificato. E comunque è stato piacevole anche se, quello che accade qui durante questa settimana, non è lo specchio della realtà: qui ti trattano come una star quando effettivamente ancora non lo sei.
Dopo la vittoria il vostro Myspace è stato sommerso da una valanga di contatti. Quanto sono importanti questi nuovi mezzi di comunicazione per voi e per la musica?
(Luca) Forse noi siamo ancora un po’ indietro …siamo ancora un po’ “vintage” come la nostra musica… però è un aspetto molto importante. Se abbiamo avuto tanti contatti vuol dire che da casa siamo piaciuti. Già nei giorni prima della vittoria avevamo ricevuto moltissimi contatti e ci avevano dato molto supporto. E questo lo dico anche per smorzare un po’ le polemiche di chi ha detto che siamo stati avvantaggiati perché ci siamo esibiti per primi…
Per chi facevate il tifo tra i vostri colleghi esordienti e per chi fra i “big”?
(Luca) Tra i giovani facevamo il tifo per La scelta: penso che abbiano portato davvero qualcosa di nuovo, un arrangiamento un po’ diverso dalle solite canzoni del festival. Devo dire che invece tra i big abbiamo visto meno sperimentazione rispetto ai giovani… meno coraggio. Per cui è difficile trovare un vero vincitore. Ci è piaciuto Frankie Hi NRG. La canzone di L’Aura può funzionare molto alla radio… poi mi è piaciuto molto Zarrillo, grande artista e grande musicista…
(Diego) Beh… tra i giovani saremmo stati dei pazzi a fare il tifo per gli altri! (e scoppia a ridere! ndr) Scherzo! Come ha detto Luca ci sono molto piaciuti La Scelta, Giua… Fra i big invece… è davvero difficile… L’Aura, Frankie Hi NRG … per gli altri massimo rispetto ma, devo confessare, che non rispecchiano i nostri gusti…
Hanno le idee chiare Luca e Diego. Chissà che non siano davvero loro il futuro del festival e della musica italiana. A giudicare dai loro sorrisi e dai loro occhi, noi, glielo auguriamo di cuore.
--»νєяσиι¢α«-- April 10
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DiEgO&LuCa Fainello
SoNoHrA!!
Sonohra sono due fratelli, Luca e Diego Fainello, nati a Verona.
Il venticinquenne Luca Fainello (che è nato il 27 febbraio 1982 e festeggerà il compleanno proprio durante il Festival di Sanremo) scrive i testi assieme a Roberto Tini, il produttore artistico del cd “Liberi da sempre”. Il ventunenne Diego Fainello (anche lui nato il giorno 27, ma di novembre e nel 1986) compone le musiche e cura gli arrangiamenti. Entrambi imbracciano la chitarra con grande maestria.
I Sonohra (il nome del duo, Sonohra, contiene in se molteplici significati: si chiama Sonora il deserto che confina con lo stato della California, rimanda al concetto della musica senza discriminazioni e se si pronuncia con stretta assonanza, significa “suono ora”) possiedono capacità musicali insospettabili in un duo di esordienti assoluti con un curriculum artistico ancora tutto da costruire, che per ora si limita a una lunga e proficua gavetta live.
Luca e Diego Fainello vengono da una famiglia in cui sono sempre stati a contatto con l’arte: «Siamo cresciuti a contatto con l’arte, stimolati dal nonno violinista di professione, la mamma cantante e il papà fotografo. Ci siamo appassionati a tutta la musica degli anni Sessanta e Settanta, al blues anni Cinquanta e a certe sonorità anni Ottanta».
Nonostante la giovane età, entrambi hanno sviluppato un alto senso della composizione riuscendo a conciliare nella loro musica il linguaggio rock con quello delle più nuove frontiere della musica british.
Fonte: www.sonohra.it
GrAnDiIiIiI!! CoNtInUaTe CoSì SoNoHrA!^^
---->ChIaRa <----
| | April 08
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Non vivo mai abbastanza questo è quello che pensi di me io e te una storia importante ma l'amore a due cos'è? sono perso in un mondo che solo io so ora ti spiego dov'è
liberi da sempre siamo liberi da tutto e niente liberi per sempre noi slegami se la mia solitudine vorrei soltanto vivere l'amore che non c'è perchè tu vuoi solo più di quel che dai
sola nella tua stanza chiudi gli occhi alle lacrime sentimento e ragione è la sola risposta che c'è quando senti che il buio esplode tra noi difendi l'amore che hai
liberi da sempre siamo liberi da tutto e niente liberi per sempre noi liberi saremo cm angeli ke volano tra gli alberi senza cadere mai xkè tu x me sei piu di quel ke hai
--»νєяσиι¢α«-- |
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